Salt of Life

2 Ago 2019

Natale for ever!

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La decisione di intitolare l’articolo “Natale for ever”, anche se il calendario segna la data del 26 luglio 2019, nasce da una considerazione che ho fatto in questi giorni, in cui le città si svuotano e ho più tempo per guardarmi intorno.

Così ho notato che diversi negozi del centro, come della periferia, ormai celebrano il Natale tutto l’anno. Sì, perché, nonostante l’apodittica data dell’evento non coincida col calendario, gli stessi negozi non hanno tolto le luminarie natalizie.

Si sono limitati spegnerle, lasciandole lì sugli stipiti delle loro vetrine. Inutilizzate e piene di polvere, come un vecchio cappello di flanella dimenticato da mesi sulla mensola dello sgabuzzino.
Di per sé il fatto potrebbe sembrare marginale in una realtà dove gli eventi non sono aderenti ai cicli della natura; visto che possiamo mangiare le ciliegie anche a novembre. Tuttavia, dietro questa realtà apparentemente superficiale, si nasconde un significato trasversale più profondo.

E… allora torno indietro con la memoria.

Quando da bambino ero ansioso di andare in soffitta a riprendere gli scatoloni dove avevo riposto con cura gli addobbi natalizi, e al colmo della felicità decoravo la casa per accogliere degnamente il Santo Natale.

Probabilmente il “vero” Natale non ha bisogno di questi gingilli, perché dovrebbe essere un momento celebrativo di profonda intimità da vivere con noi stessi, o da condividere con le persone care. Però, tornando alle vetrine natalizie for ever mi viene il dubbio che, forse, ci stiamo dimenticando di onorare il Tempo Rituale. Quel tempo che dà significato alle azioni e ne consacra il valore.

Grazie alla festa e al tempo ciclico in cui si inserisce, ci si ricorda di ciò che facciamo. Si viene immessi in una storia sacra, in una storia ‘più grande’ che dà senso alla storia personale. […] Nella modernità invece, non c’è più un tempo profano e un tempo sacro condiviso. Semmai c’è un tempo sociale, che è anch’esso ciclico ma privo della significatività.

Queste parole profetiche, scritte un paio di decenni fa dal sociologo Stefano Allievi, sono ancora attuali. Parole che condivido e non commento, sebbene siano spunto di una profonda riflessione…

Prima di diventare terapeuta sono stato – e sono tuttora – un musicista. La Musica, che io chiamo affettuosamente “la mia amante fedele”, mi ha dato molto. Però ha richiesto altrettanto in cambio. Frequentare la Musica non è mai facile. Richiede apertura di cuore, disponibilità d’animo, presenza e attenzione al dettaglio. Quando ci sono tutti questi elementi, fare l’amore con la Musica è un’esperienza galvanizzante, che ci inebria e ci fa volare oltre l’empireo.

Un’esperienza totalitaria che non si esaurisce nel momento stesso in cui termina l’evento rituale perché, da brava maestra, ci insegna a porre la stessa dedizione, la stessa attenzione, lo stesso garbo anche nell’abitazione del quotidiano.
Allora ogni esperienza si trasforma in un momento intenso, dove il semplice gesto assume un valore pregnante perché siamo “in presenza”. Dal bacio che dai al tuo partner prima di uscire di casa, all’ abbraccio che cinge tuo figlio davanti alla scuola; al saluto gioviale che porgi ai tuoi colleghi quando entri in ufficio.

L’altro ieri sono andato al parco per fare una passeggiata, e ho visto una mamma seduta a un tavolo con suo figlio. Lo stupore non fu riscontrare che, una volta tanto, il protagonista dell’evento non era Sua Maestà il cellulare, ma dei fogli di carta e delle matite colorate, sparsi sul piano dello stesso tavolo. E la meraviglia fu osservare che mentre il bimbo disegnava, gli sguardi, i gesti, i sorrisi di entrambi celebravano la sacralità dell’evento.

Una magia.
Un autentico Natale!
Anche se il calendario segnava: Giovedì 25 luglio 2019.

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